Tre tempi di rivoluzione: da Filippo Lippi a Andy Warhol

[file_1281] _"Dicono sempre che il tempo modifica le cose, ma in realtà le devi cambiare tu stesso"_ **Andy Warhol** La mostra _**"Synchronicity. Contemporanei, da Lippi a Warhol"**_ (Prato, Palazzo Pretorio, fino al 10/1/2016) **è una scommessa vinta.** **Il progetto espositivo prevede** l'accostamento di opere della collezione permanente - dal Trecento fino a metà Ottocento - a opere contemporanee riguardanti pittura, scultura, installazioni e video. **Le varie opere sono collocate in ordine cronologico** dal piano terra fino al terzo, e gli allestitori hanno tentato, con successo, di far collimare i lavori del panorama antico e moderno. **Nella prima sala** - interamente dedicata al moderno - spiccano il _"Concetto spaziale jeans"_ di **Sylvie Fleury** (1992) che omaggia i lavori dell'ulimo Fontana (in particolar modo il _"Concetto spaziale. Fine di Dio"_, del 1963) e la semi-installazione di **Daniel Spoerri** _"Tavolo da lavoro della biblioteca dei libri di cucina"_ (1992) in cui si leggono influssi dada che disvelano la mania collettiva per il cibo. Sulla stessa falsariga **Eugenio Miccini** con "Il vostro malessere" (1998) mette in mostra un collage di articoli pubblicitari che è una vera strizzata d'occhio a Warhol nella sua critica alla società del consumo di massa.[file_1282]>Filippino Lippi - Cristo Crocifisso< Salendo **al primo piano ci si imbatte nelle prime opere della permanente**. Le _"Storie della Sacra Cintola"_ di **Bernardo Daddi** (1337/1338) sono il fiore all'occhiello del museo. **Si tratta della predella di un polittico andato perduto**, in cui sette scene narrano, con le forme di Giotto, l'arrivo nella città di Prato della reliquia della Vergine. Impossibile poi non farsi catturare dai **capolavori del primo cinquecento di Filippino Lippi**: _"Cristo Crocifisso" e la "Madonna col Bambino tra i Santi Stefano e Giovanni Battista"_ sono, con la loro pennellata visibile e pastosa, figli della lezione di Botticelli e ispiratori del lavoro di Rosso Fiorentino. **Interessante è il confronto di quest'ultimo quadro con quello del padre, Filippo Lippi, anch'esso una Madonna con bambino**, che ha lo stile tipico di un primo rinascimento influenzato dalle figure di Donatello e di Luca della Robbia. [file_1283]>Lorenzo Bartolini - Fiducia in Dio< **In una sala attigua** ai quadri cinquecenteschi **si trovano due pregiatissime sculture**. Una _Madonna col Bambino_ del grande **Donatello** e una straordinaria opera di **Andrea della Robbia**, _"Sant'Antonio Abate e due angeli oranti"_ (1492/1495), realizzata con la tecnica della ceramica policroma invetriata. Nella bellezza rinascimentale che sembra avviluppare lo spettatore, **il preannunciato momento di rottura arriva con il video di Vanessa Beecroft**, _"VB43"_ (2000), in cui un plotone di donne nude, con parrucche rosse e sguardi assenti, è diligentemente schierato all'interno di un anestetico spazio bianco totalmente privo di profondità prospettica. **Lo scopo dell'artista italiana è quello di simulare un canone estetico completamente asettico**, privo di messaggi e coinvolgimento. Un'estetica contemporanea che è lontana anni luce dai maestri del passato. **Un altro video**, contiguo a quest'ultimo, è quello di **Martha Colburn** _"Cosmetic Emergency"_ (2005), dove l'artista ha sfigurato i volti di foto e immagini video con tempera e pastelli, creando dei mostri che simboleggiano l'onanistico autolesionismo della società moderna, mettendo di nuovo l'accento sulla percezione della bellezza; è infatti collocato nel salone delle grandi pale, contenente immagini evangeliche del Seicento che si fondavano sul culto della bellezza assoluta. **Passando dalla sala dei caravaggeschi**, in cui si fanno notare il _"Ripudio di Agar"_ di **Mattia Preti** (1645/1650) e il _"Cristo e la Maddalena" di Caracciolo"_ (1618), **ci si imbatte nei due capolavori moderni** che innalzano di un gradino il livello della mosta: la _"Mona Lisa (Four Times)"_ (1979) di **Andy Warhol** e la _"Joconde L.H.O.O.Q."_ (1964), anche nella vesione "rasée" (1965), di **Marcel Duchamp**. **La prima è un'opera in cui**, dopo le icone di Elvis Presley, John Lennon, Marilyn e Che Guevara, non poteva mancare all'artista-pubblicitario newyorkese la rappresentazione serializzata del capolavoro di Leonardo, nuova critica ai sitemi produttivi e alla democratizzazione dell'arte. **Nell'opera del francese Duchamp** il piano critico trasla verso altre posizioni: la cultura data in pasto agli imbecilli, a chi idolatra il genio (in questo caso Leonardo) senza conoscerne la storia, deve essere imbrattata per dispetto, come atto di protesta, unico modo di glorificare il sublime. Ci si imbatte poi un una composizione a metà tra installazione e scultura, _"Mele"_ di **Piero Gilardi** (1968) che è un compromesso tra colori tempera e forme materiche ben plasmate. **Il percorso espositivo vira nuovamente su un ciclo classico**, quello dei quadri ottocenteschi del pratese **Alessandro Franchi**, in cui si nota che nella sua _"Annunciazione"_ (1884) il volto dell'arcangelo Gabriele ha sembianze preraffaellite, che ricordano molto il tratto di Dante Gabriel Rossetti. Nella stessa sala è presente una teca contenente alcune delle _"XXXIV Tavole per l'Inferno di Dante"_ di **Robert Rauschenberg** (1965) che racchiudono gli stilemi dell'artista americano: colori forti uniti a immagini pop che lo circoscrivevano ad una sfera a metà tra la pop art e l'espressionismo astratto.[file_1284]>Andy Warhol - Mona Lisa (Four Times)< **Il visitatore viene poi deliziato dalle sculture di Lorenzo Bartolini**, i cui volti dallo sguardo michelangiolesco denunciano tutta la purezza del bello naturale, che culmina nella commovente figura femminile di _"Fiducia in Dio"_ (1834). **Il contrappeso deciso dagli allestitori è un'opera del contemporaneo Michelangelo Pistoletto**, _"Venere Maria - Nudo color seppia"_ (1962/1974), dove il corpo sinuoso di una donna è steso sul fondo di uno specchio che riflette lo sguardo sorpreso dei visitatori. **Il pensiero va ai lavori concettuali di Piero Manzoni**, in cui lo spettatore partecipava direttamente al realizzarsi dell'opera d'arte, come la _"Base Magica"_ o le _"Sculture Viventi"_. **Dopo aver visionato i capolavori scultorei di Lorenzo Bartolini** si passa ad un altro genio della scultura, stavolta novecentesca: **Jacques Lipchitz**. Grazie alla consistente donazione fatta dagli eredi a favore del comune di Prato, sono esposte molte sculture in gesso, tra le quali il famoso _"Arlecchino con mandolino"_ (1920) che è il vertice ineguagliato della scultura cubista. [file_1285]>Yves Klein - Victoire de Samothrace< **Altro quadro di Warhol** è il ritratto che fece all'amico Giuliano Gori: _"Portait of Giuliano Gori"_ (1974), che fu realizzato con la tecnica, cara a tanti maestri della pop art, del processo serigrafico, qui arricchito dall'acrilico. **Nell'ultima sala del Palazzo**, accanto a un pannello con due citazione letterarie dello scrittore pratese **Curzio Malaparte** (una tratta da _"Maledetti toscani”_, l'altra da _"La pelle"_) è presente un'opera che omaggia i lavori di **Alberto Burri**: _"Odio"_ di **Gilberto Zorio** (1973), è una tela di cuoio con lettere incise a fuoco, che ricorda i quadri materici del maestro di Città di Castello. Non poteva poi mancare un _"Concetto spaziale"_ (1962) di **Lucio Fontana**, che in questa versione è caratterizzato da uno sgargiante fondale rosa. **L'azzardo riuscito è stato dunque quello di far coesistere i percorsi storico-artistici che si sono mossi su tre binari**: _la rivoluzione rinascimentale, quella moderna e quella contemporanea._ L'opera moderna che più di ogni altra sintetizza tale intento è la _"Victoire de Samothrace"_ di **Yves Klein** (1962/1974): la famosa statua ellenica è riprodotta su piccola scala, tinta da un blu oltremare saturo e luminoso (l'International Klein Blue), per spogliarla così del suo contenuto estetico e rivestirla con una nuova sensibilità artistica, per vedere la realtà oltre la rappresentazione. **Foto di Jacopo Betti**